Ero la “sporca” della classe: nessuno voleva condividere il banco con me, i quaderni restavano accanto a sedie vuote. Oggi, invece, il mio volto guarda la città dai manifesti alle fermate dell’autobus, e quando pronunciano il mio nome lo fanno con rispetto—quello che allora non mi hanno dato, adesso non possono più negarmelo.
Ieri sera c’è stata la rimpatriata della mia vecchia classe. Da allora non mi sono ancora ripresa: sono a casa con una tazza di tè che si raffredda, le mani che tremano, e ogni pensiero graffia dall’interno. Se non lo metto nero su bianco, impazzisco. Devo raccontarlo, anche se mi brucia la vergogna e mi … Read more