«Mamma, raccogli le tue cose… Ti porto in una casa di riposo!» disse il figlio, che aveva già architettato un piano astuto per ingannare la madre malata.
«Figliolo?.. Grishenka… sono io, la mamma…» La voce di Galina Pavlovna tremava come una foglia d’autunno sospesa al vento — fragile, sola, ma intrisa di un filo di speranza. Stringeva la vecchia cornetta del telefono come se fosse l’ultimo ponte tra lei e il figlio, temendo che anche quello potesse spezzarsi da un momento all’altro. … Read more